giovedì 10 luglio 2014

"Regole per vecchi gentiluomini" Peter Pouncey | Neri Pozza (traduzione: Cristina Mennella)

"Quelle storie capaci di afferrarti saldamente il cuore con le loro parole di velluto e scuoterti nel profondo ad ogni voltar di pagina", io vivo nell'attesa della scoperta di simili opere da aggiungere alla mia biblioteca.

Quando al secondo capitolo mi sono ritrovata a piangere, incurante degli sguardi di quanti aspettavano con me il treno diretto a La Spezia, ho capito. Avevo tra le mani una lingua da aggiungere alla dolce frustra capace di flagellarmi l'animo e lasciarmi estaticamente esausta nella contemplazione di un mondo più luminoso in virtù dell'esistenza di simili parole fattesi testo.

Fedele ad una teoria che vuole per gli animi sensibili il centellinare della bellezza, ho cercato di dilatare i tempi di lettura e porre un freno alla voglia della mia mente di raggiungere la visione del tutto che porta l'ultimo punto sulla pagina. Si dice che quanti soffrano della Sindrome di Stendhal affrontino così il mondo dell'arte. Io non sono Stendhal od uno dei suoi accoliti iniziati dalla psichiatria. Quando le ultime venti pagine mi sono scivolate tra le dita ed ho potuto chiudere il libro, perché la storia aveva trovato la sua conclusione, ho ceduto ed ho reso omaggio con il pianto all'opera di Peter Pouncey.

Ho pianto.

Perché? Nemmeno io lo so, forse sentivo che solo attraverso le lacrime avrei saputo esternare in maniera comprensibile i miei sentimenti. Comprensibile, ma a chi? Probabilmente solo a me stessa.  Il valore di una lacrima non può essere stabilito con certezza, questa è la mia opinione. Sono orgogliosamente e testardamente indipendente dagli assunti di quanti scrivono romanzi d'amore. Le lacrime sul mio viso per l'estasi nella mente.

Queste righe allora a cosa servono? Non per scrivere una recensione, non è un testo con cui mettere alla prova la mia letteraria abilità commerciale. Questo libro è all'amore, come il sesso è ad una recensione. Se ne può parlare ma solo nell'intimità di chi frequenta le tue piccole cose imperfette. Ecco, queste mie righe sono una dichiarazione d'amore nei confronti di MacIver e del modo in cui ha deciso di andare incontro alla Morte.

La musica classica. Il whisky. Il passato preso ricordo per ricordo a sempre più ampie dosi, assaporandone l'amaro retrogusto celato dietro ogni momento vissuto ed andato. Il rugby. La Storia. L'oralità. La Prima Guerra Mondiale. La Scozia. La pittura. Gli autunni della costa est americana. L'importanza della legge come apportatrice d'equilibrio. L'ira di Achille che si sottomette alle mani dell'artista. La Morte. Il dolore della malattia. L'assenza riempita dal lutto. Il dover scrivere, per dare vita a voci con cui accompagnarsi. La gioia dell'amore ritrovato osservando il proprio passato. Margareth. David. L'immensità della natura capace di esprimersi in un piccolo lago non troppo distante da casa. La vita che come una casa è destinata a crollare sotto il peso degli anni. L'attesa sulla trincea dell'ultimo istante perché esiste tregua.

M'importa veramente di sapere chi ha letto o leggerà questo libro? No, perché non ricerco la comprensione od il sostegno degli altri. Non per questo testo, almeno.

Queste righe sono una dichiarazione d'amore, di gelosa possessione, di non condivisione di quanto ho trovato in questo libro. Mio, con l'infinita testardaggine che può avere un bambino desideroso di possedere una stella e chiude in un barattolo una lucciola.

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Data di inizio lettura: lunedì 23 giugno 2014
Data di fine lettura: mercoledì 9 luglio 2014
Voto: ★★★★★
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 © Peter Pouncey, 2005
Titolo originale dell’opera: Rules for Old Men Wainting
© 2005 Neri Pozza Editore, Vicenza
ISBN 88-5454-0089-5


3 commenti:

  1. Ci si approssima alla lettura di righe così intime e personali che per un istante si resta quasi stupiti di trovarle qui, tra banner pubblicitari e lucette colorate... eppure esse definiscono una porta... una porta per una volta non chiusa del tutto ma solo accostata ed a cui solo ad una e due persone è consentito di sbirciare di tanto in tanto. Una porta che solo quelle persone conoscono e perchè solo costoro sanno che si può stare sulla soglia, guardare dentro... ma non deve mai essere valicata perchè li dentro c'è spazio solo per te.

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  2. Questo me lo segno: già dal titolo mi intrippa parecchio.

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  3. Letto, dopo la tua non-recensione, e dico solo che ne vale veramente (ma VERAMENTE) la pena.

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