Terre Invisibili - l'Incontro con Ansuz

I miei attuali personaggi, all'interno di questa comunità di gioco, non sono così antichi da aver partecipato alla costruzione degli eventi divenuti parte della storia dell'ambientazione, ma la sottoscritta è sufficientemente “anziana” da aver assistito agli avvicendamenti di diversi Staff e di ricordare molti dei personaggi che – nel bene e nel male – hanno contribuito ad ispirare la mia formazione come giocatrice all'interno di un gioco di ruolo play by chat. Questa premessa è da sempre la mia giustificazione, quando mi ritrovo a scrivere off-game ad utenti che hanno scelto per le loro identità ludiche nomi capaci di risuonare alla mia mente come un ricordo. Sfacciatamente chiedo se si tratti di un caso di omonimia od uno di quei silenziosi ritorni (più o meno permanenti) che ciclicamente coinvolgono questo piccolo mondo ludico chiamato Terre Invisibili (ma nato come Terre di Ares).
Nella maggioranza dei casi mi trovo davanti ad omonimie, a conferma che l'originalità è una condizione utopica della mente umana, ma ogni tanto mi capita di incrociare qualche vecchio giocatore. L'imbarazzo di questi, quando s'accorgono d'essere conosciuti da una sconosciuta, è divertente. Azzardando un paragone con il mondo reale si potrebbe dire che io sono la fan e loro le rockstars.
La mia esaltazione di giocatrice cresce nella misura in cui loro decidono di rispondere alle mie domande sull'ambientazione e come demiurgo sono soddisfatta quando mi ritrovo ad avere chiarimenti su vecchi spunti di gioco su cui potrei tornare a lavorare in futuro. Sì, i miei studi universitari deformano il mio approccio al gioco di ruolo, ma sono convinta che sia giusto inserire all'interno di un contesto storico – ovvero fatto di azioni e reazioni – i giocatori. Perché aiuta ad evitare di scrivere background incoerenti od offuscati da comode amnesie, perché aiuta a costruire storie veramente parte dell'ambientazione e non solo destinate a far “bello” un determinato personaggio (molto spesso il proprio). Sì, cerco il realismo anche in questo ludico passatempo... è forse un male?
L'ultimo dei ritorni è il giocatore che si celava dietro i personaggi di Ansuz (fondatore dell'Ordine della Rosa Nera), Artemesis, Nicole e Bane (Capo dei Demiurghi)... ovvero uno degli Staffer più longevi che questa comunità di gioco abbia mai avuto! Non un giocatore qualsiasi, quindi, ma una delle menti che hanno contribuito a scrivere – letteralmente – parte delle nozioni off-game ancora in vigore come regolamento. Per una persona come me, abituata a dar maggior credito alle fonti prime rispetto a quanto vien riportato da fonti terze spesso costruite su interpretazioni, la possibilità di interrogare questo giocatore rappresenta un momento importante quanto l'eventuale scoperta di un autografo di Omero... sempre che mi si conceda la possibilità di comporre questo tipo di paragone.
Alla fine, dopo la mia ennesima serie di domande giornaliere, questo giocatore mi ha chiesto se non potevamo far interagire il suo personaggio Ansuz – l'unica identità che ha riattivato all'interno della comunità – con una delle mie. Non avendo preferenze ci siamo affidati alla sorte ed abbiamo tirato un dado. Il destino ha scelto per Elemmírë, attualmente un fantasma in attesa di poter tornare in vita.
Come farli interagire? Abbiamo scelto la via del sogno, il mondo dei vivi più prossimo a quello dei morti. È nata così una giocata così particolare da risultare strana, decisamente dotata di un ritmo diverso a quelle cui sono solita partecipare all'interno di questa comunità di gioco... nessuna voglia di stupire, ma tanta voglia di interagire nei limiti dati dall'estensione culturale e dell'esperienza reale dei due personaggi. Un'esperienza interessante, perché mi ha permesso di comprendere quanto posso ancora migliorare l'interpretazione del mio personaggio nella gestualità e nei tempi di composizione delle sue battute. Un'esperienza da ripetere, ma questa è una possibilità che non dipende da me quanto dalla volontà di questo giocatore di voler continuare ad interagire con questa sfacciata e curiosa giocatrice che s'atteggia a storica dell'ambientazione e del regolamento di un'ambientazione che un tempo gli apparteneva.



Ansuz disteso sul suo letto dorme... il respiro rapido ma regolare... indossa il solito abbigliamento di quando si trova sotto le pesanti coperte del letto a baldacchino... in fondo ad esso un baule, chiuso... da un lato il tavolino rotondo con due sedie in legno, fragili e intarsiate sfarzosamente...

22.09 Elemmírë [sogno] I frammenti della spada della luna, appartenenti all'eldar che fu, sono in viaggio per il perno dell'Ade insieme al loro draconico guardiano. Tornerà alla vita, colei che è stata “regina” nella partita a scacchi tra Sulex e Lewis per il controllo delle Lande Oscure. Tornerà alla vita, colei che ha saputo tagliare e reintessere i fili del proprio ruolo passando da pezzo a giocatrice. Il suo premio? Potersi muovere in questo mondo con le sue vere sembianze. Tornerà alla vita, ma non subito. In quel tempo, non eterno d'anima morta in attesa della propria resurrezione, erra per il mondo dei vivi percorrendone i sentieri costruiti con gli altrui sogni. Non ne coglie che fuggevoli impressioni, traendoli dalle oniriche costruzione erette dalle menti dei dormienti. Un po' per caso, un po' per curiosità, un po' per destino ella si trova ad incedere nella mente di Ansuz. Come appare lei in una mente altrui? Un'immagine sfumata nei toni del crepuscolo, sospesa tra i limiti degli eldar e le possibilità dei drow, fredda come un fiore che abbia trovato la propria bara nel ghiaccio.

Ansuz i capelli disordinati sul cuscino... il suo respiro rallenta facendosi piu profondo... disteso sul fianco destro la sinistra si sposta fino a sporgere dalle coperte... ma di tutto cio lui non è consapevole... nel mondo profondo dei sogni si muove in qualcosa di simile alla torre di ossidiana del palazzo del reggente... solo una scura nebbia sfiora le pareti e il pavimento... nel sogno si gira lentamente in quella sala... molto simile alla sua reale camera da letto solo con una libreria sulla parete in fondo al letto... lento si volta verso la finestra come attirato da un movimento della foschia...

22.20 Elemmírë [sogno] Le sue sfumature divengono sempre più definite fino a divenire colori ed una “materia” tangibile all'interno di quel piano che è l'onirico ed in quel luogo costruito dalla volontà del sognante. Ha nuovamente un "corpo" eppure è fragile come una figura animatasi da una vetrata composta da cristalli policromi. Al primo raggio di sole destinato a colpire il sonno per richiamare il dormiente alla veglia ella andrebbe in frantumi come se fosse stata colpita da un sasso; sarebbe tuttavia sufficientemente forte da resistere alle più violente tempeste scatenate dagli incubi. Un corpo avvolto in un “manto” di bianchi capelli capaci di sfiorare timidi i suoi piedi e di riflettere un'immaginaria luna. Osserva. Cosa? Quel luogo costruito dalla mente di Ansuz, riconoscendolo anche in quanto parte della sua vita passata in Angarid. Non s'è ancora resa conto di dove sia il sognatore e nel muovere i suoi passi impalpabili d'anima morta ella non ricerca quella presenza più di quanto non ricerchi quel luogo. Cammina e nell'incedere tradisce un movimento danzante.

Ansuz ancora sposta lo sguardo per il luogo popolato da una moltitudine di oscuri riccioli di nebbia nera che danzano semitrasparenti in ogni angolo e anfratto... gli occhi rossi si muovono rapidi.. le labbra dischiuse... un brivido e le mani inconsapevoli si stringono sulle braccia opposte... abbassando lo sguardo nota le gambe fasciate dai suoi vecchi pantaloni di pelle e dai lunghi stivali a metà coscia... il torso è coperto solo dalle cinghie dei foderi delle scimitarre... che come allora sulla sua schiena riposano... un soffio di vento... forse lo fa girare di scatto... e rabbrividire maggiormente quando inconsapevole arretra di un passo... cercando qualcosa che non trova...

22.31 Elemmírë [sogno] In ogni momento in cui compone i suoi passi in quella dimensione “materiale” creata nel piano dell'onirico s'ode il riverbero tintinnante di piccoli campanelli come se ella ancora indossasse i monili argentini che era solita portare in vita. L'Artista ascolta la propria musicale presenza con l'indifferenza di chi è solito ascoltare quotidianamente quel suono, non s'accorge dunque che nella mente allenata di colui che fu Custode dell'Ordine della Rosa Nera ella è una figura segnalata come estranea che ne percorre le vie... anche se non con intenti ostili. Percorre quel mondo nel mondo, lo conosce ed al tempo stesso gli è estraneo. Dischiude le proprie labbra sottili e nel parlare le note della sua voce s'uniscono a quel rumore di campanelli e quasi par ella accompagnarli con un canto nella propria lingua, antica come può esserlo la propria stirpe di sangue, ma comprensibile in quel luogo come fosse comune idioma <Di chi è questo sogno così vivido eppure tracciato con le tinte fosche di un passato quasi sopito?> Gira intorno a se ed ora ella ricerca il costruttore di quel mondo in cui lei ha presenza "fisica"

Ansuz si volta di scatto... le gambe si divaricano e le mani salgono ognuna sopra l'opposta spalla a sfiorare le impugnature delle scimitarre... e un istante dopo... a stringerle... gli occhi... rossi e brillanti come di fiamma si posano su di lei... ma silente permane arretrando ancora di un passo... il respiro si fa piu superficiale.. e quasi cessa...

22.41 Elemmírë [sogno] Ad ogni passo tintinna, ad ogni movimento la sua presenza diventa più definita e tangibile... quasi si nutrisse dell'energia creatrice di cui è l'architetto di quel particolare sogno. Nel momento in cui lui si volge ella si ferma, si son vicendevolmente scorti. Le mani che erano appena sollevate ai lati della sua persona si chiudono innanzi al ventre intrecciando le dita ma ponendo i palmi verso il basso. Osserva quella figura di jaluk inclinando lievemente il capo verso la spalla destra, quella conformazione generale dell'architetto di quel sogno non gli appare estranea ma chi egli sia propriamente non sembra in grado di ricordarlo. Ha avuto mai modo di incontrare una creatura così “nervosa” o così composta nella sua vita da quando è giunta in quei luoghi? No! La visione di quell'essere la costringe ad andare più a fondo all'interno della propria memoria, ritornando ai tempi della sua formazione e della sua origine. Non sembra impaurita od agitata, solo palesemente confusa e curiosa.

22.46 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <continua a fissarla... il respiro gradatamente prende a rallentare... la presa sulle impugnature delle lame si allenta fino a divenire una mera carezza mentre le braccia si riabbassato... ma il resto del corpo resta immutato in quella posizione ancora per un lungo istante... prima che le gambe si riuniscano e il busto resti eretto... lo sguardo ancora su di lei.. comincia lentamente a muoversi... prima sul volto... poi segue i lunghi capelli scendendo sulle braccia e ancora giu fino ai piedi... per poi tornare rapido sul volto...il capo si piega appena vesto sinistra quando il sopracciglio destro si solleva appena...> Lunaeris... <mormora...allungando appena un po di piu la esse in un breve sibilo...>

22.51 Elemmírë [sogno] Non rifugge da quello sguardo, continua a lasciarsi osservare. Il capo vien poi leggermente inclinato verso l'altra spalla nel momento in cui egli compone quel saluto. Un lieve tirato sorriso si compone sul volto come se ora avesse associato quella figura ad un ruolo più che ad un'identità precisa riconducibile ad un nome. La mano destra vien portata a sfiorarsi la fronte, poi alle labbra, poi al cuore ed infine mostrata priva di armi. Un gesto accompagnato da una lievissima flessione del busto e del capo <Avoè...> e nel pronunciare quel particolare saluto di risposta ella sembra prendere maggior concretezza nella propria figura ed identità, come se quella parola fosse il giusto accordo di fili con cui intessere chi ella sia in realtà nei luoghi posti al di fuori del mondo dove regna la morte od il sogno.

22.59 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <per un attimo lo sguardo saetta prima a destra e poi a sinistra... come a tenere sotto controllo la danza dei refoli di nebbia... per poi tornare su di lei attirato da quel movimento a sottolineare il saluto che ella compie... il sopracciglio si riabbassa allo stringersi delle palpebre... mentre lento comincia a muoversi... verso la propria sinistra come a girarle attorno volgendo sempre a lei il fronte... le braccia ancora scostate dai fianchi le mani aperte con i palmi rivolti verso il basso... i passi sono lenti e lunghi, laterali...> chi... siete... <la voce lenta... fredda...>

23.06 Elemmírë [sogno] Composto quel saluto si rialza dalla propria posizione, le mani si riuniscono innanzi al ventre e così in una palese un'immobilità asseconda lo studio della propria figura da parte di Ansuz. Solo gli occhi di lei lo seguono, occhi dalle iridi di un gatto, ma per il tempo dato dalla permanenza di lui all'interno del proprio campo visivo. Non gira la testa e non gira il corpo per estendersi la possibilità di continuare ad osservare l'architetto di quel sogno in cui lei cammina. <Un'anima un tempo viva, ora in attesa del ponte che possa collegarla nuovamente al tempo fluttuante e che percorre il mondo dei vivi attraverso il flusso del sogni eretti nei sogni> in quella lingua resa comune dall'onirica dimensione ella s'esprime con palese neutralità. Non rivolge accuse o giustificazioni, solo comprensione per il proprio stato. Parla lentamente come avesse il dono del tempo e non volesse far pesare a quell'ascoltatore la propria natura che ora sente riemergere non come antiche memorie di un tempo fantastico ma come “passato”.

23.11 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <prosegue nel suo incedere... un respiro cadenzato su ogni passo... e alle parole di lei entrambi per un istante si bloccano... poi un mormorio...> l'anima di un'elfa defunta... <il respiro riprende regolare ma non il movimento seppure gli occhi continuino a studiarne le forme... e l'ombra di un sorriso appena arriccia le labbra...> perchè...? <con un tono di voce appena piu alto del mormorio precedente>

23.18 Elemmírë [sogno] Ode quella definizione di sè, gli occhi si velano ed ella diviene in quel mondo di sogno cieca a tutto fuorchè alla dimensione del proprio io, come se volesse essere proprio sicura di poter far coincidere se stessa con la definizione datagli da Ansuz... una definizione basata unicamente sul suo aspetto esteriore in quell'onirico mondo. La mano destra si solleva per andare ad avvolgersi delicatamente la base del collo con le dita <Ho contravvenuto volontariamente ai precetti posti ad attuale fondamento di queste terre invisibili... sono stata sacrificata in nome di un equilibrio superiore deciso da mediocri potenze, che non hanno saputo accorgersi del corso della mia volontà. Ho deciso io il tempo della mia consegna alla lama del sacerdote vestito da boia...> le dita della mano sinistra sfiorano il ventre. Le punte delle dita si imprimono su quel corpo come volesse strapparselo di dosso, neanche fosse un vestito all'improvviso divenuto scomodo <...sono stata condannata a vivere una vita non mia, in questi luoghi avulsi dall'Arte per me prossimi alla definizione di “inferno”.> un sorriso affiora agli angoli delle labbra <Ora... Qui... In questo luogo forgiato dalla vostra mente, rimirandomi nello specchio dei vostri purpurei occhi, sento riaffiorare in me la consapevolezza di chi veramente sono.>

23.22 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <corruga la fronte piantando la luce rossa dei propri occhi sul volto di lei... poi un sorriso divertito arriccia le labbra e la posizione del corpo si fa piu naturale... le mani a sfiorare i fianchi... le ginocchia quasi del tutto diritte... i piedi appena scostati... il capo piegato verso sinistra si raddrizza allo scomparire del sorriso...> perchè.... <ancora per una frazione di secondo il sorriso distende appena le labbra per poi svanire in una maschera fredda e seria... il tono ora freddo> siete qui ora davanti a me...

23.30 Elemmírë [sogno] Lo sguardo si sposta verso la mano sinistra, che ora si si rilassa per ritirarsi al fianco. La mano destra dal collo si solleva al volto. Le punte del dito indice e del medio vengono portate a sfiorarsi leggere le labbra come se fossero alla ricerca del giusto insieme di parole con cui proseguire le proprie parole appena interrotte dal drow. <È nella natura della razza a cui appartengo andare alla ricerca della perfezione delle proprie definizioni e morire nel tentativo di conquistarle ai sogni per tradurle in realtà. È il mio destino aiutare quanti desiderano sollevare il velo dell'illusione che decade sulle menti quando esse si dedicano all'otium...> torna a guardare il drow come se ora si rendesse conto che lui le ha posto una domanda diretta ed è in attesa di una risposta <Forse in voi c'è qualcosa che ha ricondotto i miei passi, i passi di chi ha i ricordi di un mondo lontano, alla vostra presenza.>

23.38 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <per un attimo la fissa silente... poi le palpebre si stringono... le labbra si sollevano impercettibilmente a scoprire i denti mentre sputa una risposta con rabbia...> il mio passato... presente... e futuro... sono un solo volto che non è il vostro... e un solo potere... che mai voi possiederete... ne da spirito... ne nelle vostre pallide carni avvolte di svolazzanti impalpabili tessuti... <la sinistra si stringe a pugno fino a sbiancare le nocche mentre continua a fissarla> la perfezione a cui ambisco... non danza certamente nei boschi assieme a farfalle e cerbiatti...

23.48 Elemmírë [sogno] Ferma in quella posa, con l'indice ed il medio della mano destra a sfiorargli le labbra ed il resto delle dita della mano leggermente contratte, ascolta il dire di Ansuz. La definizione che vien data di lei la porta a sorridere con maggior evidenza e poi a ridere in misura così divertita da sembrare all'improvviso viva, come se il ghiaccio della sua bara fosse andato in frantumi sotto la spinta di un primaverile ruscello. <ahahahahaha> la mano sinistra si solleva al seno per sfiorarne l'incrocio con le punta delle dita prima di stringersi, quasi volesse afferrare una corda con cui trattenere in maniera educata quello scoppio spontaneo della sua emotività. Le serve del tempo per tornare quieta e nuovamente “morta”, ora entrambe le mani vengono portate ai lati di se stessa. I palmi leggermente alzati come le braccia, quasi s'offrisse. <Questa definizione... è così ignorante della persona che sono in realtà... eppure rappresenta un'esatta interpretazione di ciò che sono stata costretta ad essere in questo mondo da non poterla totalmente rifuggire.> Ancora un impeto di risata le sovviene alle labbra. <Forse... se vi sono comparsa innanzi sarà certamente opera di quel caso che sovente fa avvenire cose incredibili al mondo...> solleva la mano destra verso di lui quasi gliela offrisse <...così come ci si incontra ai crocicchi delle strade.>

23.52 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <la fissa... immoto... il pugno ancora serrato.. solo il braccio si solleva un poco nell'udire quella risata per poi ridiscendere quando lentamente... molto lentamente espira...> forse... <sibila> ma se conosco i miei... di obiettivi... <il sibilo diviene mormorio> non conosco... <il pugno appena si dischiude> i vostri...

00.01 Elemmírë [sogno] Compone il primo movimento completo da quando è sotto lo sguardo diretto dello jaluk, un mezzopasso nella direzione da lui occupata <Io conosco i miei obiettivi e non conosco i vostri. Potrei dirvi che il mio unico solo grande obiettivo è rivolgermi in direzione della perfezione, divenirne uno strumento e poi svanire annullata in esso. Questa sono io.> la mano destra vien ora riportata a sfiorarsi la base del collo <Potrei dirvi: “Sono colei che è nata per rendere serene e tranquille le notti d'inverno” o “Sono nata per realizzare gli incubi ed i sogni altrui, cancellando dalle loro menti le illusioni”. Potrei dirvi e ripetervi questo, ma conoscersi è opera del tempo ed io ora in quanto anima un tempo viva non lo possiedo. Posso dunque veramente arrogarmi il diritto di conoscermi?> tace per un momento per tornare ad osservare il proprio riflesso in quegli occhi di drow <”Forse”> cita la sua prima parola imitandone l'accento.

00.09 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <cerca con lo sguardo gli occhi di lei... l'unico movimento è quello della schiena che si raddrizza e del petto che ancora lentamente inspira e ancor piu lentamente espira al termine delle parole di lei...> rivolgervi in direzione della perfezione... donarvi ad essa... e lasciarvi svanire.... <ripete con un tono talmente basso da essere appena udibile... il respiro che ne segue è tranquillo mentre il capo si piega verso sinistra...> perfezione... in cosa...?

00.17 Elemmírë [sogno] Le mani si avvicinano ma senza toccarsi <”Lei”> e nel dirlo socchiude gli occhi come se il solo pronunciare quella parola potesse aiutarla ad orientarsi in quel delirio di sensazioni richiamate dalla profondità della sua natura a causa di quell'incontro <Cosa v'è di più desiderabile che rivolgersi a percorrere quel sentiero alla cui fine vi è la Sua tela?> in quel parlare le sue labbra si piegano in un sorriso quasi misterico <Essere da Lei usata, usarLa a nostra volta fino a consumarci in Essa ma continuando a vivere in una nuova forma all'interno di Lei... il nostro nome mai obliato, perchè saremo i mentori per quanti vogliono raggiungere il medesimo risultato> le mani si volgono a sfiorare il corpo, nuovamente davanti al ventre le dita s'intrecciano. <Essere Arte, raggiungere una posizione divina sebbene si sia nati nella posizione di immortali.>

00.29 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <la vede dischiudere le labbra.. ne vede i movimenti... poi di colpo lei parla... e il respiro del drow si blocca... le palpebre battono piu volte mentre arretra fino a sfiorare la parete alle sue spalle... le braccia su di essa si stendono e le mani aperte su di essa si posano... silenzio... un respiro... due... poi un passo in avanti...il respiro accellera... gli occhi freddi... tornano a cercare quelli di lei... e una fredda... forzata risatina> lei non vi apparterrà... non a quelli come voi potrà giungere la sua voce... non potete neanche sfiorare con lo sguardo la sua perfezione... mai come qualcuno che ne è figlio ed amante... servo e consorte... voi... siete solo... un'elfa... ed ora nemmeno quella <e di nuovo freddamente ride... ma le mani ancora sono posate sulla parete alle sue spalle...>

00.39 Elemmírë [sogno] Lui va a cercare i suoi occhi ed ella non glieli nasconde. Potrebbero apparire immobili, ma a guardarli veramente oltre il fuggevole istante necessario per registrarne il colore vi si potrebbe scorgere l'abisso dei millenni di quell'anima. Un abisso illuminato. Da cosa? Da una stella fissa, la medesima presente nello sguardo del drow, un'antica direzione a cui rivolgere il proprio cammino nelle tenebre. Notte sì, ma non oscurità. La reazione del drow non sembra inquietala, a quel suo allontanarsi risponde semplicemente osservandolo con più attenzione come cercasse di ridurre quello schema di movimenti a qualcosa di lei noto. Solleva la mano destra come se fosse uno specchio in cui rimirarsi, il dorso verso i propri occhi. Inclina il capo nella misura necessaria ad osservare solo quella parte di se e non comprendere anche il drow all'interno del proprio campo visivo. In quei movimenti la sua vera natura torna a palesarsi! <Io sono ciò che gli altri vogliano che sia, sono un sogno realizzato attraverso l'Arte> ed ora nuovamente assume un aspetto esteriore che possa combaciare con quello descritto dal drow <Voi ne siete amante? Ne siete sicuramente figlio... Io...io...io> nuovamente si rivolge a guardarlo <...io perseguo la via dell'Arte, MA quando entrambi stringiamo e facciamo nostro non è la medesima cosa sebbene lo sia. La definizione della realtà in cui entrambi ci troviamo, voi come sognatore ed io come spirito, mi sfugge... eppure... io vi osservo e vedo una sfumatura di ciò che io sono e Lei sempre sarà, così credo sia anche per voi se rivolgete lo sguardo verso di me. Voi vedete un'eldar? Ma cos'è un eldar per Voi?>

00.51 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <lentamente annuisce...> lei mi cercò nel profodo buio... lei mi trovò... mi portò a se... lei mi donò tutto... a partire dal nome... io sono stato scelto... <le mani si staccano dalla parete e un sorriso... spontaneo e sereno... distende le labbra> lei permea ogni istante, respiro e pensiero... e nient'altro esiste... io sono stato scelto... perchè la sua voce rimbombasse un giorno fino all'eternità... <socchiude gli occhi> e forse... lo ho dimenticato... io suo primo custode... ho perduto il mio scopo... la prima missione che lei mi ha donato... e l'evanescente spirito di un'elfa doveva giungere a portarmi parole che avrebbero dovuto risuonare ad ogni battito del mio cuore... <gli occhi socchiusi> avete ragione... non siete altro che una luce a mostrare le ombre... o forse un'ombra a mostrare le luci... ed io fui chiamato allo stesso compito ma ne persi la via... <lentamente si volta a guardare verso la finestra> ora so... ad ognuno la sua via... ma che ogni affluente giunga a rafforzarti mia signora...

00.58 Elemmírë [sogno] Lui parla e lei rimane in silenzio. Lui è oscuro ed armato di scimitarre. Lei è “chiara” e “disarmata”. Quando il drow si volge a guardare oltre quella finestra ella compone nuovi piccoli passi per rivolgersi anch'ella ad osservare il paesaggio al di fuori di quella cornice, ma i suoi occhi battono ripetutamente come chi non riuscisse a mettere a fuoco quella nuova visione e così ella torna ad osservare Ansuz. Sorride <Ogni cosa mi riconduce a Lei... Nella parzialità, l'accusa ed il giudizio. Nella totalità, la comprensione.> si volge per andare ad appoggiarsi con la schiena alla finestra su cui posa le mani in un movimento non dissimile da quello compiuto dal drow poco prima contro una parete <...Lei è ovunque ma principalmente in “noi”.> sembra esserci una nuova definizione in quel pronome <Siamo stati soli in queste terre rese invisibili dalla forza di Ares, ma ora in questo luogo creato dalla forza della vostra mente che è stata capace di attrarre la mia identità reale? Forse, posso azzardare, abbiamo ritrovato qualcosa che credevamo entrambi perduto.> ride, seppur per breve tempo <Vivevamo un concreto abbandono che era solo astratto...>

01.12 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <lui continua a guardare fuori della finestra ma gli occhi sono perduti nel vuoto e nessuna luce brilla in essi... annuisce lentamente...> nessuno di noi può dimenticare la prima volta che la ha sfiorata... o forse in cui lei ha sfiorato noi... <sorride> è passato tanto tempo... e a tanti ho donato quell'istante... <il sorriso svanisce... si volta verso di lei... il volto tranquillo mentre la osserva... le mani vanno alle cinghie che trattengono le lame...> tanto tempo da quando per la prima volta esse scivolarono via dalle sue spalle in nomine suo... <e con un lento movimento solleva prima una cinghia lasciando poi posare a terra una delle due lame... e poi fa lo stesso con la seconda...> ma ora la via mi è chiara... <la fissa un istante in silenzio... e poi pare quasi scuotere il capo> ma spero non vi aspettiate un ringraziamento... <e lento arretra di un passo>

01.21 Elemmírë [sogno] Lei non sta guardando lui, adesso la sua attenzione è rivolta al luogo che egli ha creato nella dimensione onirica nota come sogni. Il capo lievemente s'inclina verso il drow quando sente quelle armi cadere sul pavimento. Ecco, ora torna a guardarlo, e solleva entrambe le mani davanti a se come sfiorasse ora quell'invisibile superficie che è tra loro... ovvero la distanza tra la vita e la morte. <Io non sono altro che un Suo strumento. Io creo i sogni dei mortali, tessendo ed intrecciando i fili che sottraggo alle loro illusioni. Io danzo sul filo del destino. Io non m'aspetto niente, se non il sussistere della vita e morte da celebrare nell'Arte affinché tutto torno a lei nella perfetta definizione che sempre ci sfuggirà.> socchiude gli occhi. Si umetta le labbra, come se esistessero veramente e lei potesse veramente secernere saliva. <Sono una cortigiana.>

01.28 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <ride a sua volta... e girandosi con passo fluido va verso il letto...> cortigiana... <le lancia una occhiata divertita da sopra la spalla destra> questa è la principale occupazione della vostra razza... <ridacchia appena tra se e se...> belle parole mia... "signora"... spero che le comprendiate... e che l'essere qualcosa di piu che mossa dai suoi fili... non sia solo una illusione... <torna a guardare davanti a se proseguendo verso il letto>

01.35 Elemmírë [sogno] Ridischiude gli occhi e torna ad osservarlo mentre si dirige verso il letto. Un lieve sorriso si va a comporre sulle sue labbra, si scosta dalla finestra e vi si rivolge contro. Solleverebbe le mani nel tentativo di aprirla come volesse lasciar penetrare il vento all'interno di quella stanza e sentirne le mani invisibili sfiorarla in quell'esistenza di morta traendola dalla potenza delle impressioni di vita cui può ricorrere Ansuz <Lo comprendo...> si volge a lui da quella posizione <...quale sogno vorreste che io sia?> nessuna sfida, forse, in quelle parole

01.42 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <la finestra si apre... e un soffio di vento giunge a scompigliarle i capelli... Ansuz raggiunge il letto e voltandosi come a sedervisi riporta a lei lo sguardo... lentamente... inconsapevolmente... mentre la osserva le labbra si stendono in un accenno di sorriso... li resta per alcuni istanti silente ed immoto... poi socchiudendo gli occhi porta indietro il busto come a volerlo poggiare sul materasso...> non è gia questo... un sogno...?

01.48 Elemmírë [sogno] Sorride <Non lo so...> ammette con una vena di malinconia, socchiudendo gli occhi, oltre quella finestra aperta non v'è niente di visibile, poichè quello è il sogno di Ansuz e lei vede solo quello che lui vuole quando egli glielo concede. <...i morti non sognano> ed ora andrebbe a cercare di andarsi a sedere alla finestra. La schiena rivolta verso il “nulla” presente all'esterno di quell'ambiente forgiata dalla mente di Ansuz immerso nei sogni. <Voi chi siete che errate come un "morto" nel mondo dei vivi ed attraverso i sogni recuperate la via del vostro destino facendovelo da me cantare?>

01.52 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <ai movimenti di lei ridischiude appena gli occhi osservandola di sotto le sopracciglia... un sospiro quando lei, sedutasi sulla finestra si sistema la veste> oh... pensavo lo sapeste... il mio nome è Ansuz... fondatore e primo Custode della Rosa Nera... e voi... chi... eravate? <la voce è tranquilla... il corpo rilassato... >

02.02 Elemmírë [sogno] Come un uccellino che senta la presenza di un gatto al di fuori della propria gabbia ferma i propri “respiri”. Si rivolge a guardarlo e se lui è rilassato all'improvviso lei sembra così tesa da dar l'impressione di potersi muovere solo a scatti. <Ansuz...> ripete quel nome molte volte da quella posizione <Io> poserebbe il capo contro la cornice della finestra come potesse veramente osservare il riflesso di se nel vetro e avesse dato principio alla sua descrizione <in queste terre rese invisibili per opera di Ares, ho smarrito il mio io. Non ricordo come sia accaduto, ma sotto l'influsso di una creatura dei boschi chiamata Lingil divenni l'ultima stella guardiana di Gea...> le dita della mano destra si solleverebbero per accarezzare quel vitreo riflesso di se <ma per volontà di un complotto divenni una proprietà contesa tra chi sedeva sullo scranno più alto occupato dai fedeli di Tiamat e colui che sedeva sul trono delle Lande Oscure.> silenzio <Quella creatura dei boschi mi chiamava Elemmírë> si rivolge a guardare ora il drow <ma io sono ribelle al sole e fedele alla notte illuminata dalla luna. Il mio vero nome... ancora non lo ricordo.>

02.07 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <gli occhi si riaprono e si solleva su un gomito osservandola... alle sue parole solleva il sopracciglio sinistro...> se ho ben letto... state parlando dei miseri ricettacoli che Thiamat ha scelto come suoi tirapiedi e raccontano menzogne... i grandi... <ridacchia tornando a distendersi> non si sa cosa... Sulex e Lewis?

02.16 Elemmírë [sogno] Un accenno del capo in segno d'assenso. Si solleva in piedi ed un piccolo passo dopo l'altro si rivolge in direzione del letto occupato dal drow dove si lascia cadere come se fosse priva di vista... espressione quanto mai reale condiserata la sua attuale natura. <Parlo di coloro che hanno tradito consapevolmente e sono andati incontro alla morte...> una mano, quella sul lato di Ansuz rimane sul letto, l'altra si solleva al ventre e lo sfiora <...Sulex e Lewis non esistono più. Sono cenere, come nulla è la landa in cui dovrebbe regnare l'oscurità ed inesistente la divinità ivi venerata> volgerebbe lo sguardo verso Ansuz ridendo mentre definisce Tiamat a quella maniera <Ci saranno sempre persone in quella regione che pretenderanno d'essere stati grandi cose, mille cose, ma dimenticando le colpe proprie si troveranno poi a morire per mano di quanti si trovano loro più prossimi.> e tacendo torna ad osservare il soffito di quella stanza

02.21 [Elfo Drow] Ansuz [Mago Nero della Rosa Nera] <ridacchia a sua volta...> Sulex non ha mai avuto spina dorsale... da quando per la prima volta lo accolsi, inconsapevolmente, alla torre... <un sospiro> quante volte Caitlin si espose per salvarlo dalle mie ire... quanto erano malriposte le speranze che in lei riponevo... <per alcuni istanti solo il respiro si ode...> che un giorno possa Lei perdonarmi e offrirmi una via di redenzione anche da questi errori...

02.33 Elemmírë [sogno] Silente lui, lei che parla e viceversa in uno strano accordo di discorsi che si susseguono <Umani> e nel dire quella parola in quella comune lingua data dalla dimensione onirica ella sembra dare la più perfetta definizione di loro e questa la porta a comporre nuovamente un'allegra risata ai limiti dell'irriverenza e dell'infantilismo. Si volge su un fianco così da osservare lo jaluk e si porta il dito indice davanti alle labbra come a voler rimproverare a lui di non saper comporre un rispettoso silenzio... poi allunga quel medesimo dito verso di lui ma senza toccarlo <Lei non concede perdoni. Ella non offre. Ella dona. In noi la possibilità di riuscire nella misura degna del Suo progetto e chissà - forse proprio perchè noi siamo ristretti nella nostra visione - non possiamo vedere quanto in realtà al di là di un immediato fallimento vi sia un vero successo. La dimostrazione di ciò? Nell'essere ora qui. Avessimo veramente errato ai Suoi occhi, ora, non saremmo qui, insieme.>

Ansuz si volta appena per poterla guardare... vedendo solo dopo il dito di lei cosi vicino alle sue labbra che quel lieve movimento potrebbe far si che le sfiorino... resta quindi silente... osservandola e involontariamente tirandole in un sorriso... solleva appena la mano destra... il pugno chiuso... e lentamente la muove quasi impercettibilmente in senso orizzontale... la tiene ferma per un poco... poi distende le dita aprendole... e compie un'altro movimento... ora verticale... il sorriso permane cosi come lo sguardo su di lei...

Elemmírë [sogno] Sebbene lui non parli a voce lei rimane silente “ascoltando” la lingua parlata dai suoi gesti. Inclina leggermente il capo verso di lui per poi farglisi vicina nella misura da poter contenere nell'espressione “a portata di mano”.

Ansuz a sua volta scivola un poco verso di lei... come a voler accostare il suo volto a quello di lei...gli occhi aperti... a sua volta sorride leggermente...

Elemmírë [sogno] Lui s'avvicina, lei s'avvicina. Come se fossero due parti di una maschera. Lui tiene gli occhi aperti come i morti, lei li socchiude come volesse dormire come i vivi. Quando lui riuscirà a sfiorarle tutto ciò che sentirà il freddo tocco del fiume capace di separare il mondo dei vivi da quello dei morti. Un tocco capace di allontanarli ricacciandoli entrambi ai due “estremi” del sogno.

Ansuz prosegue il movimento... giunge a sfiorarla...ed una cascata gelata lo avvolge trascinandolo a fondo... si sente quasi soffocare aprendo di scatto gli occhi e sollevandosi a sedere... ritrova un respiro affannoso e profondo... come se non esistesse altro che quell'aria... che dona brividi infiniti alla pelle e riempie i polmoni raffreddando il fuoco che li bruciava... si guarda poi attorno... nudo sotto le coperte... nella stanza assegnatagli alla Torre... pulita... e solida... come quando si era addormentato... e vuota

Commenti

  1. Parla la Stele di Rosetta: Sorpresa? Stupore? Disagio? Parole che allora non posso dire che mi sfiorarono... fu invece il sorriso a sfiorarmi, quello stesso mezzo sorriso ironico che la parte di me chiamata Ansuz quasi perennemente porta scolpita sulle sue labbra appena più scure dell'ossidiana. Ero tornato a casa, ero tornato alla mia creatura... e non trovai nulla di strano nell'esser riconosciuto. Quello che mi stupì fu il trovare una giocatrice in grado di essere polivalente al punto da saper gestire un personaggio come Elemmire ed uno come Malvasia_Sauternes e questo tramutò il sorriso ironico di Ansuz in un sorriso sincero... ed ora, tutt'ora, sono fiero di essere riuscito a strappare quel gioiello dal mondo in cancrena ed agonizzante che era divenuta la mia creatura e di aver potuto prendere quel "Seed" ed averlo portato a germogliare altrove... in un posto dove finalmente libero e nutrito da un sole sincero è potuto diventare un meraviglioso albero che ancora, ogni giorno, riesce a crescere con nuove foglie, nuovi rami e splendenti fiori. Anni dedicati a terre invisibili? si... ma esiste un premio migliore di quello che ne ho potuto raccogliere io?

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